Non si può certamente generalizzare, essendo il pensiero islamico estremamente eterogeneo, ed è necessario ricordare i meriti di numerosi esegeti, filosofi e “femministe” di religione musulmana che hanno contribuito alla formazione di un pensiero che riconosce ed esalta la dignità e il valore della donna chiedendone il riconoscimento di pari diritti.

Tuttavia le conseguenze dell’impianto normativo sharaitico, dettato oltretutto da una concezione di legge rivelata e quindi scritta direttamente da Dio, non possono che riflettersi negli ambiti in cui la questione femminile è tenuta ancora in secondo piano e a condizionare fortemente l’etica religiosa e soprattutto la morale sessuale, che in un certo senso fa da cartina tornasole alla visione della donna da un punto di vista maschile.

Come si può, quindi, parlare della donna in un dialogo tra religioni, di fronte a concezioni così diverse e forse contraddittorie del femminile nelle singole culture?

Un piccolo primo suggerimento può arrivarci dalla fede ebraica: la trasmissione dell’identità ebraica non dipende dal padre ma è matrilineare, e questa definizione trova le sue ragioni nella visione che il mondo ebraico ha della donna.

La donna è la custode privilegiata del Hesed, inteso come azione di grazia e carità rivolta all’essere umano. Hesed è un attributo di Dio, al quale l’uomo tende, posto come base per ogni relazione umana. Il Talmud – paragonando costantemente uomini e donne – sottolinea la ricorrente supremazia maschile sulla donna, ma c’è un caso in cui pare che i rabbini credano che la donna superi l’uomo: si tratta del dominio del Hesed.

Le donne sarebbero note per essere per natura più pietose e predisposte agli atti di carità: sono più ospitali, più attente allo straniero, più empatiche verso i bisogni degli altri, trasmettendo queste virtù ai figli. Se ne deduce quindi che la donna sia la principale trasmettitrice dell’identità spirituale e religiosa del bambino, dal momento in cui, venendo meno la speranza di reinstaurazione del Tempio distrutto nel 70 d.C., il mezzo della salvezza ebraica inizia ad essere identificato negli atti di carità.

Se alla base della costruzione identitaria dell’uomo è indispensabile la relazione con l’altro da sé, la concezione ebraica della madre come figura e “luogo” privilegiato e quasi esclusivo della trasmissione dell’identità, e della donna chiamata a custodire ed esprimere le caratteristiche divine della grazia, può diventare la chiave di lettura per una comprensione più approfondita e attenta di un intero popolo, della sua cultura e del suo rapporto con il divino.

D’altra parte, al di là degli aspetti giuridici e dottrinali di impianti religiosi che esprimono spesso istanze culturali del passato e di particolari contesti culturali, non è difficile trovare credenti di fede musulmana, o di altre religioni un po’ più distanti da quella cristiana, che riconoscono alla donna questa particolare qualità.

La carità è forse ciò che unisce i credenti di ogni religione, seppure in gradi e in modi diversi, e la donna è forse la persona più adatta alla creazione di un “dialogo delle opere” che unisca uomini e donne di diverse culture e credo religiosi.

Le problematiche che l’Occidente sta vivendo nell’ambito dei diritti e della dignità della donna possono trovare la loro radice proprio in quella “verità deturpata” o, detto in termini laici, in una mentalità individualista che ha soppiantato la persona e l’alterità.

Il contributo che le religioni possono dare alla cultura contemporanea sta proprio nell’accompagnare ad ogni battaglia per la parità un chiaro rimando a ciò che costituisce la vera dignità della donna: la vera dignità lavorativa, economica e politica si raggiungerà nel momento in cui verrà presa in considerazione le vocazioni tutte femminili alla maternità – primo luogo dell’accoglienza e della cura, anche quando non vi può essere una maternità biologica – e alla relazione con l’altro, nella logica del dono.

La riscoperta della centralità della persona e della sua dignità in quanto creata, presente in qualche modo in tutte le religioni, può costituire il punto di partenza per un incontro tra religioni e un indispensabile contributo per lo sviluppo di una cultura che esalti il femminile e di un’antropologia sempre più a misura della persona umana.

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